MASTER FOTOGIORNALISMO. Scuola di foto giornalismo e photo reportage. Corsi di foto reportage: SCUOLA PHOTO REPORTAGE

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Photo reportage, Fotogiornalismo: scuole e corsi

Che cosa fa esattamente il fotogiornalista?

Il fotogiornalista svolge un lavoro analolgo a quello di un giornalista usando, al posto della scrittura, immagini.

Per capire la necessità di tutto questo è bene partire dall’inizio. Le società complesse, come quella in cui viviamo, hanno ad un certo punto registrato la necessità di far circolare delle informazioni utili per la comunità creando organi di informazione aventi l’intento di diffondere notizie e rendere informata la collettività circa eventi ufficiali o accadimenti accidentali. Comunicare vuol dire anche condividere sentimenti positivi, ad esempio un matrimonio di stato o una vittoria alle olimpiadi, o negativi come la preoccupazione per una imminente guerra o per una catastrofe naturale, una carestia ecc.

La differenza tra la scrittura e l’immagine è la velocità della lettura del “testo”; mentre per capire una situazione attraverso uno scritto il lettore deve entrare in una descrizione che fa scoprire un fatto parola dopo parola, frase dopo frase, nel caso della fotografia la descrizione è evidente al primo sguardo, esplicita, tutte le parole e le frasi sono li, sono presenti contemporaneamente dentro una forma geometrica rettangolare.

Il fotografo di reportage è il testimone, è colui che si prende l’onere di mettersi in viaggio, arrivare in posti devastati da conflitti di ogni genere e si prende la responsabilità di raccontare attraverso le immagini quello che sta accadendo, con lo scopo che sia da monito a tutti, con lo scopo che non si dimentichi, con lo scopo di migliorare, attraverso l’informazione, la qualità della vita di ognuno.

In definitiva il lavoro del fotografo consiste nel documentarsi su un determinato fatto di possibile interesse pubblico, progettare un percorso di lavoro, eseguire il suo reportage e confezionarlo in modo tale che sia completo e di facile comprensione anche per chi non conosce ancora l’evento documentato.

 

Che tipo di formazione è necessaria per svolgere questa attività?

Negli ultimi anni è molto cambiato il percorso didattico necessario a costruire una figura professionale competente e, accanto a una formazione di tipo tradizionale, si rende necessaria un’ ulteriore formazione tecnica.

Gli approfondimenti della grammatica della composizione, delle tecniche di comunicazione e di marketing, della storia della fotografia e dell’arte non sono più sufficienti. Oggi risulta indispensabile l’uso e la comprensione delle tecnologie digitali nel settore della ripresa e trasformazione dei files, nel settore della progettazione e ricerca e nel settore della comunicazione del lavoro svolto. Bisogna aggiornare le nostre conoscenze anche rispetto a tutto ciò che transita all’interno di un ragionamento meramente giuridico come il copyright nel tempo di internet e il diritto alla privacy nell'epoca di diffusione massima del mezzo fotografico.

Per quanto riguarda il settore tecnico le nuove macchine digitali rispondono alle stesse logiche delle loro antenate ma, la natura diversa della “matrice”, (il negativo che diventa file) cambia il modo di approccio al pensiero su di essa, alla sua lavorazione tecnica immettendo, nella fase di scatto e di postproduzione, l’uso di computer, sofisticati software e accessori ipertecnologici che impongono un aggiornamento quasi quotidiano. La stessa rincorsa della tecnologia a superare i limiti dei prodotti messi in commercio mette in condizione il fotografo di dover capire velocemente le potenzialità di questi macchinari in continua evoluzione per decidere cosa è meglio per fare cosa.

Nelle principali città italiane vi sono alcune scuole private di diverso prestigio che hanno dei progetti formativi riguardanti il fotogiornalismo. Nelle Università dove è presente la facolta di scienze della comunicazione o di giornalismo, per quel che ne so, si tratta il problema da un punto di vista teorico escludendo generalmente un approccio di tipo tecnico. Workshop di qualche giorno (da uno a sette giorni) tenuti da fotografi di fama internazionale fioriscono, invece, soprattutto in periodi estivi.

Credo che la caratteristica fondamentale di una scuola di fotogiornalismo di qualità sia la molteplicità degli interventi, all’interno di un percorso didattico strutturato in modo tale che teoria e pratica si intreccino, un percorso che riesca a mantenere contemporaneamente caratteristica di continuità e di estemporaneità e che abbia una durata che superi almeno i tre mesi.

Avere un corso con più interventi (redattori fotografici, fotografi, responsabili di agenzie, direttori o redattori di giornali, critici, operatori internet ecc.) rispetta punti di vista diversi e diverse professionalità che collaborano assieme nel progetto editoriale e permette di dare voce al maggior numero di personalità possibili (fotografi riconosciuti dalla comunità fotografica internazionale).

E quali specifiche attitudini?

Le attitudini che deve curare un fotoreporter sono molteplici: piacere e gusto nell’approfondimento di tematiche politiche e sociali, sensibilità umana, velocità nelle decisioni, senso della narrazione e amore per il racconto, curiosità intesa in senso generale e riferita ai processi sociali, senso della storia, una buona conoscenza della geografia fisica e politica, gusto per la composizione e amore per l’arte, buona capacità nel relazionarsi a situazioni e a persone, capacità progettuale, spirito libero e senso di giustizia.

Ma tra le attitudini fondamentali per chi lavora in questo settore troviamo il senso di responsabilità, l’onestà intellettuale e un forte senso deontologico.

Spesso in situazioni estreme, ma non solo, si vengono a verificare circostanze in cui un comportamento personale superficiale o non etico può generare conseguenze gravi per se stessi o per altri, fino a mettere a repentaglio vite umane. Inoltre, si deve spesso decidere quali immagini inviare al giornale o, in altre parole, quali tra quelle scattate, risultano essere inutili o addirittura lesive della dignità. Una foto d'impatto, ove siano rappresentate morti o mutilalzioni orrende, a seconda del tipo di inquadratura potrebbe rappresentare un grido di denuncia o un attentato alla dignità della persona ritratta; in casi come questo, o anche nel caso di fotografie che ritraggono bambini, la responsabilità di decidere che cosa è giusto fare ricade sul fotogiornalista. Bisogna imparare a denunciare difendendo il diritto alla dignità degli uomini. Vi pare poco come responsabilità?

Se è vero quello che si dice sulla fotografia, cioè che un' immagine comunica più di mille parole, si capisce il livello di responsabilità che si ha nel momento in cui si decide di operare in questo campo. La responsabilità aumenta ulteriormente quando una foto diventa icona cioè semplifica, rappresenta da sola, simboleggia un momento storico o un determinato evento.

Il fotogiornalista firmando una foto si prende la responsabilità morale di garantire che quello che ha messo su carta (ora su file) è la “verità”. E la difficoltà sta proprio nell’ambiguità del termine (che cosa è la verità) e del mezzo che usa (la fotocamera). La verità di chi? Dei vinti o dei vincitori? Degli eserciti o delle popolazioni inermi? Della ragione di stato o delle istanze minime? Per arrivare a raccontare la “verità”, il fotografo deve mettere in relazione il suo livello di conoscenza dei fatti con la natura fisica dell’evento che analizza, passando attraverso il suo background culturale, la sua sensibilità e la sua capacità di percezione del “nascosto”.

Quali sono le specializzazioni nel campo?

Le specializzazioni in campo fotogiornalistico sono moltissime. Tutto ciò che riguarda l’informazione è materia di indagine fotografica, e ogni tipo di notizia e di informazione rimanda ad una specializzazione fotografica come, ad esempio, il fotografo di attualità che si occupa di tutto quello che succede in una società. Un altro esempio riguarda il fotografo sportivo che avrebbe titolo in linea generale per seguire più o meno tutti gli sport, ma è chiaro che per motivi di organizzazione e gestione del lavoro si vengono a sviluppare delle specializzazioni nella specializzazione: ci sono professionisti dell’immagine che si interessano solo di gran premi di formula uno e moto, o chi segue solo il calcio ecc. Questo discorso vale anche nel business culturale dove la dicitura di fotografo di spettacolo viene spesso accompagnata da qualifiche più specifiche come televisione, cinema, letteratura ecc.; la foto politica, a sua volta, si può dividere in parlamento, manifestazioni politiche e sindacali ecc. e via dicendo.

Se vogliamo fare una distinzione significativa possiamo farla tra la figura del fotografo di attualità e il fotogiornalista con taglio autoriale che, con uno sguardo personale, sceglie un proprio percorso offrendo una lettura personale della realtà.

 

 Quali opportunità occupazionali si offrono per questo professionista? In quali ambiti?

Negli ultimi anni il mercato è andato molto cambiando e in questo momento alcune trasformazioni non sono ancora avvenute completamente. I maggiori cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni sono rappresentati dallo sviluppo del mezzo televisivo e del relativo telegiornale e, per venire ai nostri giorni, l’entrata in gioco della comunicazione sul web. Quest'ultima fase di “internettizzazione” della notizia illustrata non è ancora compiuta e non è chiaro se si compirà fino in fondo diventando cioè, un'alternativa commerciale valida ai giornali illustrati.

Di contro, settimanali e mensili illustrati si sono molto ridotti negli ultimi anni in quantità e qualità restringendo fortemente il mercato del lavoro. Notizie positive riguardano, invece, l’apertura del mercato dell’arte agli autori fotogiornalisti e l’utilizzo da parte di enti locali di fotografi documentatori professionisti con lo scopo di documentare il territorio e le sue particolarità, anche legate alle tradizioni, alla società, al lavoro. Mi sembra che si stia sviluppando sempre di più la figura di un professionista autonomo e organizzato in grado di mettere a disposizione la sua competenza in collaborazione con altre figure professionali (art director, tipografi, progettisti ecc.).

Roma 14 ottobre 2008

Responsabile settore fotogiornalismo

stituto superiore di fotografia e comunicazione integrata

Dario Coletti

 

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